Robot

Su alcune parole, come “robot” e “stage”, da anni si scontrano due scuole di pensiero: chi le pronuncia all’inglese e chi alla francese. Rispetto a “stage” è corretta l’origine francese, ma su “robot” ha diradato la nebbia Isaac Asimov (chi meglio di lui…). Asimov scrive nell’introduzione a “Visioni di robot” che la parola fu utilizzata per la prima volta da uno scrittore cecoslovacco, Karel Capek, nel testo teatrale “R.U.R.” del 1920. “Robot” significa lavoratore forzato, schiavo. Inizialmente la parola nella narrativa fantascientifica indicava esseri umani artificiali con funzioni appunto servili. Quindi “robot” non è né inglese né francese. La parola “robotica” fu invece utilizzata per la prima volta da Asimov stesso (“robotics”, in inglese) nel 1942.

A menadito

A menadito si compone di “mena” (dal verbo menare) e “dito”.
“Menare” deriva dal latino tardo “minare”, cioè spingere, riferito in particolare allo spingere animali. Il vocabolo del latino tardo riprendere il latino classico “minari” (minacciare).
Conoscere qualcosa a menadito significa conoscere una cosa così bene da poter “menare” il dito, lanciare il dito con sicurezza ad indicarla, a fare da guida senza possibilità di errore.

Non lo sai “mica”!

Mica deriva dal latino “mica” (briciola).
Forme simili, con la medesima etimologia, si trovano anche nelle lingue europee antiche: nel catalano e nel portoghese antichi “miga”, nel provenzale “mica”.
Nelle lingue moderne si trovano “mie” (mollica) e “miche” (pagnotta) in francese, “miga” (mollica) in spagnolo e “mic” (piccolo) in rumeno.
Anche nel dialetto lombardo esiste il termine “minga”.
Probabilmente la radice è il greco dorico “mìkkos”, da cui “mikròs” e quindi il prefisso italiano “micro-“.
L’uso di “mica” nella nostra lingua è attestato già dal XII secolo.

Prendere per la gola

Prendere per la gola o alla gola significa letteralmente afferrare una persona per il collo e, in senso figurato, imporre qualcosa esercitando una coercizione fisica o psicologica. L’espressione è usata in particolar modo, e non a caso, per l’usura. Gli usurai, peraltro, in alcune zone d’Italia sono definiti “cravattari”, alludendo proprio al nodo che stringono alla gola delle vittime.
“Prendere per la gola” significa scherzosamente anche conquistare la simpatia di una persona toccando le corde del gusto, con la buona cucina. Si parla infatti anche di “peccati di gola”, anche se in realtà i recettori del gusto sono situati sulla lingua.

Spalle al muro

L’espressione si riferisce semplicemente alla situazione svantaggiata di chi, nel corso di una lotta reale o metaforica, si trovi con le spalle contro il muro e l’avversario davanti, stretto quindi in una morsa che non presenta vie di fuga, similmente a chi viene stretto nell’angolo nel pugilato. Anche questa espressione, peraltro, è utilizzata spesso in senso figurato.